Prospettive digitali: pubblico e privato in Italia nel contesto europeo

Stefan Bardega, Vittorio Bonori, Luigi Gubitosi, Antonio Preto, Gianni Riotta, Fabio Vaccarono, Roberto Viola - 20 novembre 2014

“In Italia il digitale fatica a imporsi all’attenzione del dibattito pubblico, occorre invece capire che gli investimenti in questo campo sono essenziali per ristabilire un cammino di crescita duratura per il Paese. Questo panel di altissimo livello riporta il digitale al centro del discorso politico”. Così Lucio Battistotti, direttore Rappresentanza in Italia della Commissione europea, ha aperto ieri, giovedì 20 novembre presso lo Spazio Europa, il panel Prospettive digitali: pubblico e privato in Italia nel contesto europeo, nato dalla collaborazione fra Club Relazioni Esterne, Rappresentanza in Italia della Commissione europea e ZenithOptimedia.

“Il Club Relazioni Esterne ha organizzato questo convegno perché per noi la professione è conoscenza, non solo tecnica”, ha detto Stefania Salustri, presidente del Cre e Responsabile  Comunicazione e Media Aspen Institute Italia. “Ci incontriamo per approfondire questi temi. All’ultimo convegno di Aspen Institute è emerso che solo il 51% italiani è online, per quali ragioni? La prima è infrastrutturale, la seconda è legata alla crisi economica e la terza è che gli italiani non hanno la consapevolezza di vivere in una società della conoscenza”.

E anche la conoscenza è tecnologia, basti pensare al recente fenomeno dei Moocs, i corsi universitari gratuiti online delle più importanti università del mondo, come fa notare l’editorialista de La Stampa e Visiting Professor a Princeton University,  Gianni Riotta,che ha introdotto e moderato il dibattito: “Tutto è tecnologia, dall’istruzione alla musica, l’economia, l’industria. La rivoluzione in corso trascende il business, sta cambiando il modo di pensare l’economia: fermare il futuro è illusione”.

Dopo i saluti d’apertura è intervenuto Roberto Viola, Direttore Generale aggiunto DG Connect, Commissione Europea, in collegamento da Bruxelles, che ha sottolineato che il digitale è una delle prime cinque priorità della Commissione Juncker: “Completare il mercato digitale interno è una issue primaria: tutto ciò che riguarda gli investimenti, l’assetto della legislazione, la tracciabilità delle transazioni, è all’ordine del giorno nei lavori della Commissione”, continua, “abbiamo appreso dall’esperienza dell’Estonia l’importanza degli open data: se tutto è online la gestione della cosa pubblica diventa più veloce e trasparente, così come la gestione del rapporto fra cittadino e imprese”.

Ma a una progressiva pervasività della digitalizzazione, deve corrispondere un impianto legislativo adeguato. E’ ciò su cui punta l’attenzione il Commissario Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Antonio Preto: “E-commerce, audiovisivo, comunicazione digitale, diritto d’autore, sicurezza delle reti devono trovare una dimensione integrata”, dice e sottolinea poi l’importanza degli investimenti pubblici in infrastrutture e banda larga, laddove questi non risultino convenienti ai privati: “83 città vengono attualmente raggiunte da fibra Telecom e 24 da Fastweb, mentre Vodafone porterà la fibra in altri 150 comuni nel prossimo biennio. Nel 2016 gli investimenti privati copriranno il 50% della popolazione, ma ci sono aree dove l’operazione non risulta economica e lì deve intervenire il pubblico: nei prossimi anni saranno disponibili, a questo scopo, 7 miliardi di euro”.

Maggiori investimenti nelle infrastrutture aprirebbero enormi potenzialità per le piccole e medie imprese italiane secondo Fabio Vaccarono, Country director di Google in Italia, che spiega come le dimensioni di un’azienda, oggi, con gli spazi che offre la rete, abbiano un’importanza relativa: potremo diventare un paese di micro-multinazionali. Ma bisogna portare in alto le eccellenze nascoste dell’agroalimentare e diffondere la cultura digitale. Con 2,5 miliardi di persone nel mondo, collegate alla rete, Internet is everybody’s business”. Secondo il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, invece, contano i big player: “Chi diventa leader di un mercato, lo controlla e vince, come grandi brand-piattaforme come Google, E-Bay o Amazon, mentre Netflix ci sta provando. Per quanto riguarda la divulgazione della cultura digitale, gli autori delle nostre fiction fanno pagare ai personaggi le bollette online. E non è un caso”.

Ma mentre in Italia si parla di carenza di infrastrutture, le magie del digital marketing all’estero si fanno sempre più raffinate, come spiega Stefan Bardega, Global Chief Digital Officer ZenithOptimedia: “Il nuovo approccio del marketing digitale è la mobilità, che è diventata più importante del dispositivo mobile: usiamo lo smartphone in modo diverso in base al contesto. L’europa è passata da 1 a 1,75 miliardi di smartphone, dal 2012 a oggi”. D’altra parte, spiega Vittorio Bonori, CEO Italy, South Med & MEA Region ZenithOptimedia, all’interno dell’Industry della Comunicazione “gli unici asset che crescono a ritmi importanti sono quelli digitali. Perché il digitale, se correttamente supportato da investimenti pubblici e privati, rappresenta oggi un’opportunità unica, un asset competitivo che può consentire alle aziende italiane e al sistema Paese di riconquistare un ruolo di leadership in Europa e nel Mondo. E’ proprio il nostro sistema industriale, caratterizzato da piccole e medie imprese, che può trarre i maggiori benefici dal Digitale, quale leva strategica per uscire dal localismo e affrontare la sfida della globalizzazione”. 

Cristiana Rizzo
@cristianarizzo