I DIALOGHI DEL CRE "Il piano di azione per l'Agenda digitale. Italia ed Europa a confronto"

Stefania Salustri, Barbara Carfagna, Emilio Dalmonte, Fabio Vaccarono, Giuseppe Abbamonte, Michelangelo Suigo, Vittorio Bonori, Maurizio Mensi, Alberto Sangiovanni-Vincentelli, Sandro Gozi - 16 novembre 2015

Se l’avvento del digitale viene considerato la quarta rivoluzione culturale della Storia dell’uomo dopo Copernico, il darwinismo e la scoperta dell’inconscio, non c’è da stupirsi se nel suo percorso incontri delle resistenze al cambiamento. Secondo alcuni la vera rivoluzione digitale arriverà quando l’intelligenza artificiale sarà parte integrante della nostra vita quotidiana, secondo altri è cominciata vent’anni fa e oggi ha assunto i caratteri di un’evoluzione strategica, per l’economia e le imprese.

Il Governo italiano, la Commissione europea e le grandi imprese di ICT stanno mettendo in gioco ingenti risorse per ridurre il digital divide con investimenti infrastrutturali e per introdurre il digitale nella pubblica amministrazione e nelle aziende, ma la strada è ancora lunga. Di questo si è parlato al panel “Il piano di azione per l’Agenda digitale, Italia ed Europa a confronto”, organizzato dal Club Relazioni Esterne in partnership con la Rappresentanza in Italia delle Commissione Europea e ZenithOptimedia. Il dibattito si è aperto con parole di solidarietà e di cordoglio per la Francia e per le vittime degli attentati terroristici di Parigi, attacchi che vanno contro i valori europei di tolleranza e di convivenza pacifica. 

Tra i tanti obiettivi messi a fuoco dall’agenda della Commissione europea per il 2020, tre sono particolarmente rilevanti: entro 2020, il 100% della popolazione italiana dovrà essere raggiunta da ultra broadband almeno a 30 megabyte al secondo; il 50% da ultra broadband almeno a 100 megabyte al secondo e il 50% dovrà avere un abbonamento ultra broadband. Se pensiamo che il terzo target riguarda circa 12,5 milioni di italiani entro il 2020 e adesso solo 1 milione ne è dotato, è evidente che dobbiamo fare ancora tanta strada. È necessario dunque sviluppare un'infrastruttura di rete FTTH che arrivi fino a casa degli utenti, per cercare di raggiungere al più presto quegli obiettivi.
In questi giorni si è tanto letto di una novità molto importante: la disponibilità da parte di Enel ad avere un ruolo primario nella realizzazione di infrastrutture in banda ultralarga. Questo fattore può davvero consentire all'Italia di entrare in Champions league, di scalare il ranking europeo e finalmente di avere una chance di digitalizzazione. Per centrare questi obiettivi ambiziosi è necessario uscire dai particolarismi e dare un contributo in un' ottica di alleanza tra pubblico e privato. 

La Commissione europea spinge per la creazione del mercato unico digitale, i cui assi strategici sono la necessità di migliorare l'accesso ai beni e servizi digitali in tutta Europa, la creazione di un contesto favorevole e la parità delle condizioni, affinché le reti digitali e i servizi innovativi possano svilupparsi. Considera inoltre necessario massimizzare il potenziale di crescita dell'economia digitale, promuovere cioè la digitalizzazione della società. È una delle priorità della Commissione Juncker, il cui Piano vorrebbe mobilitare fino a 315 miliardi di euro di capitale, in gran parte privato, tramite un sistema di garanzie.  

Si prevede che nel 2020 le intelligenze artificiali che tramite algoritmi dialogheranno anche tra loro senza l'intervento dell'uomo saranno trenta miliardi, mentre gli esseri umani saranno soltanto sette miliardi, dunque il valore in termini di lavoro e di profitto dell’internet of everything sarà enorme: secondo stime di Cisco e Intel l’opportunità di valore nei prossimi dieci anni sarà di 19mila miliardi di dollari, divisi in 4,6 mila miliardi di dollari per il settore pubblico e 14,4 mila miliardi di dollari per le aziende.

Nel frattempo la fotografia che gli ultimi rapporti e statistiche fanno del Paese restituisce un quadro a luci e ombre: il rapporto del febbraio del 2015 sull’attitudine a usare il digitale colloca l'Italia al 25esimo posto in Europa, dietro di noi soltanto Grecia, Bulgaria e Romania. Se invece prendiamo in considerazione i risultati recentissimi di qualche giorno fa del rapporto I-Com, ne esce un Paese con straordinarie opportunità e con qualche paradosso: Calabria, Campania e Lazio sono in testa per la copertura della banda ultralarga. Territori storicamente svantaggiati hanno la possibilità dunque di giocare da protagonisti. Il Paese è certamente in ritardo rispetto ai parametri europei, ma potrà operare miglioramenti in virtù di un percorso normativo articolato che sta dando i suoi frutti.

Il Governo è ben consapevole della necessità di fare del digitale la chiave di volta del sistema produttivo. L’Agenda digitale, per la quale il Governo ha stanziato 12 miliardi, è un tema che va affrontato in un’ottica europea e globale, in particolare per quanto riguarda le scelte di policy. Il CIPE ha già stanziato oltre 2,2  miliardi di euro per mettere in atto subito il piano digitale del Governo italiano, e l'avvio di un gigantesco e importante processo di sviluppo del Paese, attraverso una serie di gare che stanno per essere avviate e che vedono come protagonista Infratel, per la realizzazione di reti nelle aree a fallimento di mercato. Questa strategia si collega a tante delle riforme che l’esecutivo sta avviando, come quella della pubblica amministrazione e la “Buona scuola”. Secondo le stime della Commissione europea il marcato unico digitale europeo godrà di 415 miliardi di crescita aggiuntiva, dunque c’è un grandissimo potenziale per la crescita delle Pmi italiane che escono dalle frontiere, non solo geografiche, ma anche digitali.

Il Paese è in ritardo, ma non si può non riconoscere al decisore pubblico la consapevolezza cui ha fatto seguito la determinazione di intervenire con misure mirate e puntuali. È stata ricordata la legge Madia sulla riforma della Pubblica amministrazione, entrata in vigore lo scorso agosto, il cui articolo 1 è particolarmente importante perché cerca di dare contenuto al concetto di cittadinanza digitale, volto a favorire l'accesso dell'utenza a servizi digitalizzati e contiene una serie di previsioni che servono a migliorare i processi interni della Pubblica amministrazione e la razionalizzazione di meccanismi e struttura di governance, che deve essere adeguata alla rapidità e all'efficacia che il mondo digitale ci impone.

Si è anche discusso del delicatissimo tema della cyber-sicurezza, un aspetto strategico fondamentale per l’Europa e di cui l’Italia non può non farsi carico. Da questo punto di vista è sufficiente considerare come esempio Israele, per evidenziare che si tratta di un aspetto che, opportunamente valorizzato, inciderebbe non soltanto su ricerca e sviluppo, e sulla difesa militare, ma potrebbe diventare un settore trainante del nostro sistema Paese.

La rivoluzione digitale è cominciata vent'anni fa, oggi di fatto le aziende stanno affrontando una rivoluzione strategica, che consiste nel riuscire a capire come utilizzare in modo rilevante gli asset digitali. Quello che talvolta sfugge è il ruolo abilitante dell'economia digitale, che ha un impatto reale sul nostro modello di business. Dal mondo del largo consumo al finance, dal banking al farmaceutico, fino all'automotive, ogni azienda cerca di capire qual è il ruolo più appropriato degli asset digitali, abbracciando una propria road map digitale.

Diventa fondamentale, dunque, delineare i principali trend nel mondo dei media e in ambito digitale: le piattaforme tecnologiche attraverso cui riusciamo a pianificare e a comprare gli spazi pubblicitari, quindi il tema del programmatico, che sta facendo molto discutere; nei prossimi tre anni il 50% degli input alla crescita del mercato pubblicitario mondiale sarà trainato dal mobile; la progressione del mondo dei video, cui tutto il mondo dei social si è convertito; l’e-commerce.

Il ruolo della tecnologia può essere dunque un fattore distintivo per le imprese, per cercare di intercettare in modo più scientifico e più efficace i propri consumatori. Tutte le strategie di penetrazione del mercato passano ancora oggi prevalentemente attraverso i cosiddetti paid media, laddove invece tutto l'ecosistema digitale lavora molto meglio sulla relazione, lo scambio di informazioni e l'engagement. Il digitale poi riveste un ruolo cruciale nel tema della misurazione: come riuscire a misurare gli effetti di una politica di marketing mix, come misurare attraverso i dati l'impatto delle politiche di investimento. Questo è un tema aperto anche da un punto di vista statistico e matematico. Si parla di attribution modeling, tecniche che cercano di dare un ruolo diretto a tutti i touch point che vengono utilizzati dalle imprese.

Naturalmente un’economia digitalizzata presuppone cambiamenti drastici nel mondo del lavoro: entro il 2020 l'85% delle professioni, a prescindere dal settore e dal grado, presupporranno un corpus di competenze digitali particolarmente forte; la conseguenza è che circa un 1 milione di posizioni lavorative disponibili non potranno essere coperte. Quindi diventa centrale il tema della riconversione in senso culturale sia delle persone che dei professionisti, di chi si affaccia al mondo del lavoro, ma anche delle aziende. Per operare nel mondo dell'economia della conoscenza, quindi per operare in aziende innovative, non gerarchiche, che promuovono il lavoro di squadra, i giovani non devono più pensare il proprio futuro nelle aziende con categorie tayloriste: ormai ci si muove in un mondo completamente post-industriale dal punto di vista della genesi della distribuzione del valore.

Le previsioni dagli Stati Uniti indicano per i prossimi dieci anni 1000 dispositivi per ogni persona sul pianeta e un cambio di paradigma nell’interazione fra esseri umani e ambiente: questa non sarà basata su tastiera e schermi, ma avverrà con parole e movimenti. Una miriade di sensori e di processori saranno immersi nell'ambiente e vivremo circondati dalle tecnologie. Il futuro non è l’internet of things, ma l’internet of human and things. Una realtà, quindi, che non ha più nulla di virtuale, ma è sempre più reale e che si traduce in termini di Pil, nuovi posti di lavoro, crescita economica e diritti fondamentali.

Cristiana Rizzo