Come cambia la comunicazione tv nell'era digitale

Limiti, vantaggi e mutamenti dell’informazione televisiva nell’era digitale. Questo il tema al centro dell’incontro organizzato dal Club Relazioni Esterne Junior con Dario Laruffa, noto anchorman del Tg2.
"Non vorrei mai appartenere a nessun club che conti tra i suoi membri tipi come me. Per questo uso con diffidenza i social media". Laruffa apre il dibattito con la famosa citazione di Groucho Marx, scherzando, ma non troppo: dinanzi alle lusinghe del web, come davanti ai canti delle sirene che ammaliavano Ulisse, occorre mantenere lucidità. Da un lato i social media hanno effettivamente aperto scenari inediti nelle modalità di fruizione delle notizie, la diretta tv, un tempo unica via per sapere qualcosa in tempo reale, oggi viene battuta dalla Rete, che consente a chiunque di ottenere lo stesso risultato con attrezzature molto più snelle come Periscope, l’applicazione video di Twitter. Dall’altro lato, però, le agenzie devono fare i conti con le fonti stesse che, con un tweet o uno status su Facebook diffondono a tutto il mondo una dichiarazione, una foto, una notizia: i nuovi mezzi tecnologici d’informazione hanno cambiato le regole del gioco e il ruolo dei giocatori in campo. E ancora, da un lato i social media costituiscono per le newsroom una straordinaria fonte di notizie e dall’altro lato quelle stesse notizie, in una forma “grezza”, arrivano direttamente ai lettori.

Questo significa l’eliminazione delle intermediazioni che garantivano un’informazione di qualità. La rottura della catena che legava la fonte di una notizia ai suoi fruitori attraverso alcuni anelli fondamentali: la verifica, il commento, l’inquadramento in un contesto, che ne accresceva il senso. È la stampa, nella sua versione cartacea o in quella online, con i suoi professionisti dell’informazione, che ha il compito di analizzare quel materiale e di fornire risposte e stimoli. In un oceano di foto e video lanciati in rete da “citizen journalist” che si trovano sul posto muniti di smartphone, è necessario un “bollino di qualità”, sottolinea il giornalista. I cronisti hanno ancora una responsabilità cruciale nell’aiutare i lettori a comprendere realtà complesse, nel provocarli con un punto di vista alternativo e nello smascherare le bufale, la cui diffusione è ormai all’ordine del giorno. Queste le contromisure consigliate dall’ospite del Cre Junior rispetto ad alcune conseguenze della rivoluzione tecnologica della comunicazione che, è bene ricordarlo, può essere – e in certi casi già è stata - anche uno straordinario strumento di crescita e di espansione democratica. A nulla, conclude Laruffa, serve opporsi con un luddismo 2.0.

Cristiana Rizzo