Maurizio Mensi (LUISS E UE) su Facebook e minori : " La difficoltà di controllo passa per la geolocalicalizzazione legata alle diverse leggi e dai genitori".

In seguito allo scandalo Cambridge Analytica Mark Zuckerberg ha annunciato alcune misure significative a tutela dei minori, anche in vista dell’applicazione del Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali (Gdpr) a pa rtire dal 25 maggio.  L’analisi di Maurizio Mensi, avvocato e professore di diritto dell’informazione e della comunicazione alla Sna e alla Luiss Guido Carli, responsabile di @LawLab Luiss e membro del Servizio giuridico della Commissione europea per Media Duemila.

Facebook solo dai 13 anni in poi; è possibile controllare che questi termini siano applicati correttamente nei vari paesi che prevedono regole diverse?

Gli utenti non sono tenuti a comunicare a Facebook la loro nazionalità o il paese di residenza. Per questa ragione la società deve necessariamente basarsi su altre indicazioni per identificare il paese e quindi la legge applicabile: si tratta della geolocalizzazione, a condizione che sia stata attivata, la lingua in cui si utilizza il servizio e la città di residenza, qualora indicata dall’utente fra i dati di profilo. Facebook ha previsto apposite procedure per consentire ai minori di ottenere il consenso dei propri genitori ai sensi dell’articolo 8 del Gdpr e, a seconda di quanto stabilito dai vari Stati, dovrà utilizzare tali criteri per desumere la nazionalità del giovane e per la richiesta di consenso al genitore.

Esistono diverse modalità per segnalare comportamenti scorretti, tra cui anche l’utilizzo del social da parte di ragazzi di età inferiore a 13 anni, ma la coscienza collettiva è sviluppata?

Chiunque può segnalare che un minore ha mentito sulla propria età attraverso un apposito modulo online. In tal caso il profilo viene automaticamente rimosso, a meno che non dimostri di avere l’età 

ndicata quando si è iscritto a Facebook. Sappiamo bene che talora sono gli stessi genitori a iscrivere i minori o ad incoraggiarli ad iscriversi fornendo un’età che non corrisponde al vero. Occorre considerare che i social network sono creati per una audience ben definita, fatta di persone che hanno più di 13 anni, ed è pertanto molto importante che istituzioni, industria e associazioni continuino a lavorare insieme per sensibilizzare i genitori sui rischi legati all’iscrizione prematura dei loro figli su tali piattaforme.

Tecnicamente come si potrebbe risolvere il problema?

Il tema è da tempo in discussione. Non è semplice per una piattaforma ottenere la prova dell’età del minore, visto che deve essere trasmessa in via digitale e potrebbe essere manomessa, qualora si tratti di un documento come il passaporto o la carta d’identità. In tal caso sarebbe infatti sufficiente sostituire un numero con un altro nella data di nascita sulla fotocopia del documento da scannerizzare. La possibilità di utilizzare altre modalità di identificazione del minore, come per esempio il codice fiscale, non è consentita dalle regole in tema di privacy: le piattaforme online non possono infatti raccogliere ulteriori dati personali degli utenti e avere accesso ai sistemi dei vari paesi per accertare la corrispondenza del codice fiscale alla persona indicata.

Facebook in questi giorni ha effettuato correzioni e cambiamenti in merito a modalità d’uso, utilizzo dei dati e privacy. Quali in dettaglio quelle per i minori?

A differenza della Direttiva 95/46, il Regolamento 679 del 2016 riconosce, con una serie di disposizioni, in particolare l’articolo 8, l’importanza di fornire adeguata tutela ai minori, nel rispetto delle norme sulla validità, formazione ed efficacia del contratto previste dai singoli Stati. Ancorché il regolamento non indichi cosa si intenda esattamente per minore, gli stessi sono considerati soggetti vulnerabili meritevoli di una protezione specifica.
Facebook prevede da tempo una serie di tutele per gli adolescenti (di anni 13-18) presenti sulla piattaforma, indipendentemente dalla loro posizione geografica: sono esclusi da una serie di categorie pubblicitarie (siti di incontri, ecc); hanno per impostazione predefinita la condivisione dei post solo con gli amici (e non con tutti), informazioni come la città natale o la data di nascita di un minore non sono visibili a chi non sia amico dell’adolescente. La funzione del riconoscimento facciale, resa attiva in modalità opt-in per gli utenti europei, è completamente disabilitata per chiunque abbia meno di 18 anni.
Facebook ha annunciato che nel corso dell’anno istituirà un nuovo centro online globale di risorse dedicate ai ragazzi, basato su una serie di focus group presenti in vari paesi tra cui l’Italia e ha in 

programma una serie di campagne mirate ai giovani da avviare sulla piattaforma per incoraggiarli a tutelare la loro privacy, utilizzando a tal fine tutti gli strumenti disponibili. Si tratta senza dubbio di iniziative importanti, la cui adeguatezza e concreta efficacia potranno essere tuttavia valutate appieno soltanto fra un po’ di tempo.

Quali regole per il consenso, in particolare?

Le persone di età compresa tra i 13 e i 15 anni in alcuni paesi dell’UE devono disporre del permesso di un genitore o di un tutore per compiere alcune azioni specifiche: vedere le inserzioni basate sulle attività svolte al di fuori della piattaforma (la cosiddetta pubblicità basata sugli interessi) o includere nel profilo (e quindi rendere disponibili a Facebook e agli amici) le indicazioni su religione, opinioni politiche, orientamento sessuale. Essi devono pertanto esprimere un esplicito consenso sia alla pubblicità basata sui loro interessi, sia all’inclusione o meno delle informazioni sopracitate all’interno del profilo. Inoltre sono tenuti a trasmettere ai propri genitori, tramite un’apposita procedura, la richiesta per acquisire il consenso volto a confermare tali scelte. Finché non lo avranno ottenuto o qualora il genitore dovesse negarlo tali utenti disporranno di una versione meno personalizzata di Facebook, con una condivisione limitata delle informazioni e degli annunci.