Intervista a Giampiero Gramaglia - Giornale di Sicilia - " Conte ha fatto bene a restare in equilibrio sulla Russia"

L'INTERVISTA. Giampiero Gramaglia, direttore di AffariInternazionali.it

«Conte un bravo equilibrista, si è schierato senza strappi»

 

Si è mosso senza alcun imbarazzo

Gli Usa quasi assenti come già a Taormina

Andrea D'Orazio

 

Da un parte, le aperture di credito a Mosca e l'asse con Trtunp per far rientrare la Russia al tavolo del G8, dall'altra, l'allineamento con i partner europei, contrari alla linea morbida sul Cremlino. Come leggere l'atteggiamento del governo gialloverde al suo debutto tra i Grandi del pianeta? Polso debole o lungimiranza diplomatica? Riflettendo sui passi di Conte a Charlevoix, Giampiero Gramaglia, direttore di AffariIntenazionali.it, la rivista web dello IAI, nel bilancio complessivo registra una sorpresa. «un premier meno timido di quanto si potesse immaginare, considerato l'esordio assoluto in un confronto politico multilaterale di tale portata. Per essere la prima volta, è riuscito a barcamenarsi bene, a fare la gimkana tra posizioni diverse seguendo l'onda del dibattito, senza mai strappare».

• • • Un colpo al cerchio e uno al-la botte? «Un equilibrio. All'inizio Conte ha sbandato troppo verso gli americani, raccogliendo la sortita di Trump sul Cremlino - forse solo provocatoria,  finalizzata a gettare un sasso nello stagno del G7 e creare scompiglio - perché va nella stessa direzione della Lega, cioè verso il dialogo con la Russia. Poi ha corretto la rotta, restando in scia con i Paesi Ue, condividendo l'onere di far rispettare gli accordi sull'Ucraina. Quest'ultima mossa gli tornerà molto utile nel prossimo, cruciale impegno di fine mese: il vertice Ue, in cui si discuteranno temi vitali per Roma, dai migranti alla flessibilità finanziaria».

• • • Ma come esce l'Italia da questo GT, rafforzata o Indebolita? «Esattamente com'era prima. Per il nostro Paese l'agenda era tutt'altra che scivolosa, perché i dazi Usa, e le relative contromisure. erano stati già derisi, mentre i rapporti tra i Grandi sono rimasti pressoché immutati dal summit di Taormina. L'unico rischio, vista l'inesperienza di Conte nei consessi internazionali, era di creare momenti di tensione o imbarazzo, ma il premier si è saputo destreggiare, non ha compromesso alcun dossier d'interesse italiano e alla fine ha pure incassato in agenda importanti bilaterali. II colloquio con le altre Cancellerie è stato favorito dalla curiosità suscitata dal nuovo Esecutivo».

• • • Per adesso la collocazione Internazionale del governo gialloverde sembra sospesa tra Usa e Russia- Meglio restare così o pendere da una parte? «Né verso Putin né verso Trump. Bisognerebbe rimanere sempre nell'alveo dei nostri partner europei, con il loro stesso atteggiamento di critica dialettica sia nei confronti della Casa Bianca, sui temi del commercio, dell'ambiente e del rapporto con l'Iran, sia di fronte al Cremlino per quanto riguarda il rispetto del diritto sovrannazionale e delle libertà civili».

•• • L'immagine più sitgnificativa di questo G7 è la vigorosa stretta di mano tra Trump e Macron. Sarà il presidente francese a fare da pontiere tra interessi Usa e Ue? «Se un vertice internazionale viene ricordato solo per simili episodi, allora vuol dire che non è accaduto niente di sostanziale. Detto ciò, il linguaggio del corpo lascia sempre il tempo che trova. Macron, durante la visita di Stato a Washington, ha già dimostrato di aver un feeling cameratesco con Trump, mentre tra la Merkel e il tycoon non c'è stata alcuna empatia, eppure, alla fine, entrambi i leader, francese e tedesco, hanno ottenuto lo stesso risultato: il nulla, perché i dazi americani sono comunque scattati e i rapporti tra Usa e Iran continuano ad essere tesissimi».

•• • Possiamo dire che a Charlevoix è andato in scena un G6, senza Trump? «Si, come è accaduto a Taormina. Evidentemente questa amministrazione americana rifiuta il confronto multilaterale, privilegiando il bilaterale. Il motivo? Negli incontri faccia a faccia Trump pensa di contare di più, di avere più peso del proprio interlocutore, mentre in un dialogo con l'Ue, o con più Paesi nello stesso consesso, la bilancia può tornare in equilibrio, con meno potere contrattuale a disposizione degli Stati Uniti».