Febbraio - Aprile

Expo 2015 sarà un'occasione per promuovere all'estero anche la letteratura Made in Italy? Noi lo auspichiamo. Nel frattempo, un esempio virtuoso arriva dall'intraprendenza della giornalista e traduttrice di Internazionale Frederika Randall, grazie alla quale "Le confessioni d'un Italiano" di Ippolito Nievo sono state tradotte e pubblicate nel Regno Unito e in Usa. Lucia Larese l'ha intervistata. Infine, le letture consigliate. 


Esportare cultura, non soltanto vino, moda e parmigiano: una sfida possibile?

di Lucia Larese

Il problema delle traduzioni dei libri italiani in lingua inglese è un argomento sovente trascurato da media e da istituzioni. Chissà se questo argomento avrà uno spazio in occasione di Expo 2015 e se le istituzioni faranno qualcosa per fare conoscere, non soltanto vino e parmigiano, le eccellenze della moda, delle calzature e del design, ma anche letteratura o testi innovativi scritti da autori italiani? Un ricordo personale: un paio d’anni fa sono stata alla fiera del libro di Londra. Con un sospiro di rassegnazione ed un pizzico d’invidia, ho visitato un ampio stand della Polonia, dove funzionari del ministero della Cultura polacco, illustravano e promuovevano, agli editori di tutto il mondo, gli  incentivi e i contributi governativi per la traduzione e pubblicazione di libri polacchi. Un’utopia per la patria di Dante?

Sappiamo bene che, per un editore, tradurre è costoso: deve pagare per acquisire i diritti dell’opera e commissionare e finanziare  la traduzione. Difficilmente gli editori anglosassoni conoscono bene l’italiano e, per loro, il rischio diventa molto alto con la conseguenza che l’autore italiano non viene nemmeno preso in considerazione, a meno di nomi molto noti o pluripremiati. Se in Italia ci fossero dei fondi pubblici (o delle fondazioni o degli investimenti privati) per tradurre un certo numero di libri all’anno, i costi per gli editori si ridurrebbero e forse avremmo più possibilità di esportare le eccellenze dello scrivere italiano.  

Un esempio virtuoso viene dalla collega giornalista Frederika Randall, un’esperienza che mi ha colpito e voglio condividere con voi. La Randall ha una storia personale interessante: ha cominciato a tradurre nel 2004, dopo un incidente piuttosto grave.
Da quel momento il tipo di giornalismo che aveva fatto fino ad allora, collaborando a lungo con il Wall Street Journal e il New York Times - che prevedeva continui viaggi - non era più praticabile e decide di continuare il mestiere di scrivere decifrando l’Italia, sua terra d’adozione, da dietro una scrivania.
La sua traduzione de "Le Confessioni d'un italiano" di Ippolito Nievo è stata pubblicata quest’anno da Penguin Classics Uk ed è uscita negli Stati Uniti a gennaio 2015.

Nella foto: La copertina della traduzione inglese de Le Confessioni d'un italiano, Penguin Classics


L’intervista

Ho avuto il piacere e la possibilità di fare la conoscenza di Frederika Randall e porle qualche domanda sul suo lavoro. Le sue risposte ci aprono un mondo, offrendoci  uno stimolo e un punto di vista interessante su come può essere percepita l’Italia e la lingua italiana, in questa epoca di crisi e globalizzazione.

Quale è stata la spinta interiore che l’ha portata a proporre il progetto di traduzione di Ippolito Nievo ad un editore di lingua inglese?

Ippolito Nievo è un autore difficile e non tutti i lettori di lingua inglese hanno  la struttura concettuale, il background di conoscenze per recepire i contenuti che afferiscono alla storia propria dell’Italia.  Il libro però è vivace, spiritoso;  l’autore affascina il lettore e lo porta con sé nella storia: per questo pensavo fosse un piacevole introduzione all’ Ottocento italiano.  L’Italia è un paese che ha saputo esprimere ideali molto alti, come appunto durante il Risorgimento quando l’Italia si è liberata dalle influenze straniere:  valori come questi, che hanno mosso parte della storia Italiana,  sono poco noti al pubblico di lingua inglese. L’Italia ha vissuto, negli ultimi duecento anni, due momenti di grandi ideali : il Risorgimento e la Resistenza e, al di là delle aeree critiche, che questi periodi storici hanno comportato, volevo far conoscere queste esperienze di notevole importanza ma poco note all’estero.   Bisogna aggiungere che gli Italiani hanno un senso forte di autocritica  e  questo è sicuramente un pregio in quanto aiuta a ragionare e a valutare possibilità e punti di vista diversi, ma può rendere difficile per gli altri decodificare  il vero giudizio sul paese. Spesso si crea così una percezione dell’Italia molto più limitata e negativa di quanto non sia in realtà.

Che cosa l’affascina  particolarmente della lingua italiana in relazione all’inglese e la spinge a cimentarsi nella faticosa opera del ‘tradurre senza tradire’?

La lingua inglese tende ad essere molto  concreta e diretta mentre l’italiano è ancora una lingua articolata, più complicata, con elementi astratti usati per esprimere il pensiero in molte sfaccettature.  Sarebbe un peccato che questo tipo di espressività linguistica presente nell’italiano andasse perso a favore di una modalità di espressione semplificata modellata sull’ inglese.  “Il pensiero si indebolisce senza quella complicazione  – continua la Randall – “ Vorrei condividere con lei e i lettori del Club Relazione Esterne  un aneddoto interessante che illustra questo concetto.

Un editore di lingua inglese, leggendo una mia traduzione dall’italiano , chiedendomi una correzione in senso semplificativo, mi fece questa obiezione : ‘ma in questa frase ci sono due idee!” “Bene, ecco perché traduco dall’Italiano” - conclude la  Randall –  “Per far sapere al mondo che si possono avere due idee nella stessa frase


Il background

“Di solito è l’editore a commissionare una traduzione o una nuova versione di un classico, ma questa volta è stata la traduttrice Frederika Randall a proporre la traduzione di un testo italiano, le Confessioni di un Italiano di Ippolito Nievo è un testo di oltre mille pagine, ha 150 anni e poco noto fuori dall’Italia.  Se è vero che , nel mondo anglosassone, c’è oggi un timido interesse per la letteratura italiana dell’Ottocento., la traduttrice  ha creduto in questo romanzo che l’ha catturata per la sua modernità, intelligenza e piacevolezza ed ha trovato in Penguin UK un editor al quale  la proposta è piaciuta. Le confessioni sono state accolte in modo incoraggiante in Gran Bretagna e si confida che  il libro ottenga le stesse attenzioni anche negli Stati Uniti. Il New Statesman e il New Yorker hanno messo le Confessioni tra i suoi “Libri dell’anno”.  Per realizzare la traduzione, Frederika Randall  ha compiuto un serio  lavoro di studio e ricerca.  Nievo, che quando scrisse il libro aveva 26 anni, conosceva la giurisprudenza e la medicina del suo tempo, la formazione delle stelle, la rivolta indiana del 1857 e argomenti più oscuri come il commercio di frutta secca e noci coi Balcani, nonché  Dante, Ariosto, i poeti e gli storici suoi contemporanei, molti episodi della storia dell’antica Roma e della Repubblica veneziana, le guerre napoleoniche, gli alti e bassi del Risorgimento, l’impero Ottomano e la campagna per l’indipendenza greca.  Ha consultato molte fonti rivolgendosi ad alcuni storici perché la aiutassero a chiarire alcune questioni.

Ricordiamoci che prima di dedicarsi alla traduzione, la Randall ha fatto la giornalista in Italia per quasi 20 anni. “È forse per questo motivo – afferma - che non riesco a guardare alla traduzione in termini soltanto letterari: il mio lavoro, l’unico che so fare, è tentare di dare un senso a ciò che succede in Italia e diffonderlo oltre i suoi confini. Una traduzione deve trasmettere la qualità letteraria dell’originale ma, idealmente, anche il significato in senso più lato. Continuo a pensare che il mondo anglofono conosca l’Italia meno di quanto dovrebbe – e sicuramente meno di quanto conosca, per esempio, la Francia e la Germania.  La conoscenza dell’Italia tende, all’estero, ad essere un po’ sbilenca, debole: agli editori piacciono cose che già conoscono, e questo vale anche per i lettori. (…) Tim Parks ha fatto un’osservazione acuta: c’è una tendenza mondiale a imitare lo stile semplice, diretto (qualcuno direbbe piatto) che è così diffuso nella letteratura di lingua inglese. Questo impoverisce sia la letteratura che il pensiero. Come nel mondo naturale, si sta meglio quando c’è varietà di specie.”  (fonte  http://www.booksinitaly.it/)

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‘A Santiago con Celeste’ (edizioni Nottetempo) di Giuseppina Torregrossa

Il viaggio e la leggerezza: uno strumento per raccontare il  bisogno di esplorarsi

Con piacere, vorrei menzionare il libro di un’amica del Club, incontrata alla Festa d’Estate, qualche giorno prima della partenza per quello che sembrava essere un viaggio di scoperta e che, alla fine di ottobre, si è trasformato in un’opera letteraria su una profonda esperienza di ricerca interiore a cui Giuseppina Torregrossa, medico e scrittore che vive fra Roma e la Sicilia,  ha dato voce nel libro ‘A Santiago con Celeste’ (edizioni Nottetempo) Autrice di numerosi best seller pubblicati da Mondadori, l’autrice ci incanta con il fluire della sua prosa, narrando  un viaggio di trecento chilometri, undici giorni, un lungo malumore e una sciarpa.

Giuseppina Torregrossa  parte con uno zaino pieno e torna con uno zaino vuoto. Da Roma a Santiago, in treno, a piedi (ma anche in taxi), fermandosi in ostelli e rifugi, spa e piscine, il pellegrinaggio su una delle rotte classiche della cristianità di una scrittrice , spinta da una curiosità non tanto verso l’esterno quanto verso se stessa, e che usa la leggerezza come uno ‘strumento per raccontare” il proprio bisogno di esplorarsi.’  

Celeste non dorme mai, parla continuamente, mangia chili di frutta e cammina troppo veloce, fino a quando, dato che il compagno di viaggio "non è quello che ti capita, né quello che ti scegli, ma quello che alla fine ti ritrovi accanto", l'autrice e Celeste arrivano insieme a Santiago.  L’incontro con Celeste si rivela un’occasione utilissima per conoscere l’altro, ‘l’altro da me che poi è l’altro me, quello che volevo incontrare’ – si racconta  l’autrice.

Il viaggio per intero da A a B  diventa così un passaggio,  ’ un cambiamento da verificare al ritorno ’ ,  una scusa per esplorarsi dentro,’ un cammino che forse potevo fare anche nel giardino di casa ’.  Però -  continua la scrittrice - ‘per conoscersi è necessario fare fatica e seduti comodi su una poltrona è difficile incontrarsi. La fatica di questo viaggio mi ha permesso di agire un po’ come il derviscio che cerca l’estasi, che cerca l’incontro con Dio.  E questa pausa dal lavoro e dalla vita quotidiana, ‘in questo nulla a cui pensare’,  diventa un intervallo spirituale, sentimentale e fisico. E se è vero che, con leggerezza, si passa dall’insofferenza all’accoglienza per cambiare d’ umore,  un  intervallo dalla vita quotidiana consente di  far emergere le cose più profonde di noi stessi, quelle che, seduti comodi in poltrona, non riusciamo a incontrare.

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"Un insolito Natale in Australia" di Marie Therese Taylor

Infine vorrei ricordare il nuovo libro di Marie Therese Taylor "Un insolito Natale in Australia" che prosegue la narrazione dell’autrice iniziata con il suo precedente libro ‘Noi ancora una volta’. La sera, attorno ai fuochi, continuano i racconti di un  gruppo di amiche che attraversa l’Australia, ognuna alla ricerca di se stessa  e che narrano amori, intrighi e passioni, in un percorso che ci conduce dalla rutilante Sidney alla pacifica Perth attraverso il bush australiano. Sullo sfondo, una storia di spionaggio industriale ordito da insoliti personaggi.